La Cina è ancora la fabbrica del mondo? La nostra prospettiva
Per decenni la Cina è stata il motore manifatturiero globale. Con costi del lavoro in evoluzione, geopolitica e diversificazione delle supply chain, molti buyer europei chiedono: la Cina è ancora la fabbrica del mondo? Eurasia Consultis, partner di sourcing e trading, lavora ogni mese con decine di produttori cinesi. Ecco una lettura pragmatica di ciò che è cambiato — e di ciò che no.
Nel 2026 la Cina resta un gigante
Nonostante il dibattito sul “decoupling”, resta dominante in elettronica consumer, home goods, tessile di volume, componenti industriali e stampaggio. Difficile da sostituire: ecosistemi di fornitori (tooling, parti, packaging) vicini tra loro, velocità di prototipazione e densità di capacità.
Cosa è cambiato
Buyer più attenti a rischio, conformità e second source. Su certi SKU la diversificazione fuori Cina ha senso. Su altri, uscire senza capire l’ecosistema alza costi e lead time.
Come decidere
- valutare per SKU, non con uno slogan unico;
- confrontare landed cost e capacità reale;
- integrare QC e conformità;
- usare il sourcing per leggere dipendenze critiche.
Conclusione
La Cina non è “finita” come hub manifatturiero: è più selettiva e più esigente da gestire bene. Contattate Eurasia Consultis per una lettura aggiornata della vostra esposizione.







